La memoria è una freccia


Convegno nazionale dell’Unione Battista

 

I battisti italiani si preparano a celebrare, nel 2013, i 150 anni di presenza nel nostro paese. Un convegno a Chianciano per coniugare ricerca storica e riflessione sulla missione a cui i battisti sono chiamati oggi

Marta D’Auria

Dal 25 al 27 novembre si è svolto a Chianciano (Siena) il convegno nazionale dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) sul tema «Memoria e Missione. Verso i 150 anni della presenza battista in Italia». L’anniversario cadrà nel 2013: in vista di quell’appuntamento le chiese battiste hanno cominciato un lavoro di recupero delle proprie origini da cui partire per riflettere sulla missione alla quale i battisti sono chiamati oggi.



«Noi battisti italiani - ha detto il presidente dell’Ucebi, pastore Raffaele Volpe - non abbiamo un’origine nobiliare. Non possiamo vantare personaggi famosi. La nostra storia è fatta piuttosto di tante microstorie: vicende di uomini e donne semplici, i cui nomi spesso non sono stati annotati, che con impegno, sacrificio, grande entusiasmo hanno fatto della testimonianza dell’Evangelo il punto centrale della propria vita». Fotografie in bianco e nero, articoli tratti dalla storica rivista Il Testimonio, documenti audiovisivi, verbali recuperati negli archivi delle chiese, ricerche storiche, il racconto diretto di alcuni testimoni della storia recente: tutti questi elementi insieme hanno evidenziato alcuni degli snodi cruciali della storia del battismo in Italia. Rimandando i dettagli dell’incontro nazionale al servizio che uscirà sul prossimo numero di Riforma, condivido con chi legge alcune immagini che sono state evocate a Chianciano.

I Padri e le Madri. Volgendo lo sguardo alle origini del battismo italiano è stato riconosciuto un debito di gratitudine ai padri e alle madri delle generazioni che ci hanno preceduto nel cammino di testimonianza evangelica: missionari e missionarie inglesi e americani, insieme a uomini e donne italiani, che hanno testimoniato del loro incontro personale con Gesù il Cristo che libera, impegnandosi in opere di solidarietà, di assistenza e di alfabetizzazione. Uomini e donne dalle quali - come sempre accade con i padri e le madri - è anche importante saper prendere la giusta distanza per guardare i momenti oscuri della storia, per assumersi le proprie responsabilità.

«Corridori erranti». Nel corso di questi 150 anni, gli uomini e le donne battiste hanno vissuto la propria fede secondo un duplice movimento: la corsa e l’errare. Avendo lo sguardo fisso su Cristo, hanno corso con perseveranza il loro cammino di discepolato sostenuti dall’incoraggiamento di quanti e quante li hanno preceduti (Ebrei 12, 1-3), e hanno errato, nel senso di aver fatto esperienza sia del camminare con passo incerto sia del vivere il fallimento, la perdita, la morte. Ma questi «corridori erranti» non sono stati lasciati soli. Guardando alla storia passata e presente, i battisti, sostenuti dallo Spirito Santo, si sentono ancora oggi mandati da Dio al mondo a raccontare la storia di Gesù, l’arameo errante che ha vinto la morte e ora siede alla destra del Padre.

L’energia della memoria. La memoria non è sterile recupero di fatti e personaggi del passato. Quando viene attivata, essa sprigiona un’energia che ci proietta verso il futuro. La memoria, per dirla con un’immagine di un rabbino, è come una freccia: più la tendi all’indietro, più essa vola lontano. Per resistere alla tentazione che il fare memoria del passato diventi un mero atto auto-celebrativo e auto-referenziale, i battisti vogliono riscoprire e concepire la propria, come una storia «aperta», che sa intrecciarsi con altre storie: in primo luogo con quella degli altri evangelici in Italia; in secondo luogo con le storie più recenti di tante sorelle e fratelli migranti. Quest’ultimo intreccio, in particolare, ha bisogno di pazienza e sguardo profetico. Se sarà sostenuto dall’ascolto attento, dal rispetto reciproco, dal confronto franco e amorevole, dalla fraternità, esso potrà essere un’opportunità per il battismo italiano.

Discepoli vs convertiti. La missione che le chiese battiste hanno davanti a sé non è quella di fare dei «convertiti» ma di fare dei discepoli: donne e uomini che, riconoscendo di essere sempre bisognosi di imparare, scelgono con libertà, consapevolezza e responsabilità, di camminare alla sequela del maestro Gesù. Radicati nella meditazione e nell’ascolto delle Scritture, nella disciplina della preghiera, i discepoli e le discepole di Cristo sono persone «sante»: uomini e donne che hanno scelto di separarsi dalla litigiosità, dalla violenza, dalla prevaricazione; sono persone «consacrate»: uomini e donne che si impegnano per i minimi, per la difesa dei diritti umani, per la pace, per il disarmo, per la salvaguardia del creato.

«Svuotati» per essere servi. Il cristiano non ha alternative all’essere servo. Per comprendere il significato profondo di quanto detto, occorre indirizzare lo sguardo a Gesù che «annichilì se stesso, prendendo forma di servo» (Filippesi 2, 7). «Gesù «svuotò» se stesso - ha detto il presidente Volpe nel sermone che ha concluso il convegno -. Secondo l’apostolo Paolo, «svuotarsi» non significa restare vuoti, è piuttosto un atto di formazione, è il dono di un’altra forma. Gesù infatti svuotò se stesso, prendendo la nuova forma di servo. Noi, non volendo esporci all’esodo verso un’altra forma, preferiamo aggrapparci all’uomo vecchio: vogliamo essere serviti invece che essere servi». Come è accaduto in passato, anche la storia futura del battismo italiano farà tesoro della testimonianza di persone che vogliono vivere una nuova nascita ed essere servi e serve fedeli a Gesù Cristo.

In un’atmosfera di gioia condivisa, i fratelli e le sorelle riuniti a Chianciano si sono salutati portandosi a casa anche l’interrogativo: qual è la missione dei battisti italiani per i prossimi anni? Vogliamo seguire l’esempio dei primi battisti che riconobbero nella preghiera perseverante lo strumento da cui trarre forza e orientamento nei momenti difficili e di incertezza. Come quei credenti, nelle settimane, nei mesi, negli anni che ci stanno dinanzi, porteremo questa domanda a Dio nelle nostre preghiere con insistenza e senza stancarci, confidando che Dio non ci farà mancare la sua grazia sovrabbondante.
(30 novembre 2011)  Fonte: riforma.it

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